Chiara Micheli

Ascolto rock. Guardo film. Traccio segni. Inseguo visioni. Tengo Londra nel mio garage. Qualche volta dormo. E scrivo. Mi piace la verità, per questo invento storie.

TRUE DETECTIVE stagione 2 Episodio 8 “Stazione finale” – Una recensione

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Questo è il mondo che ci meritiamo

True Detective 2×08 – "Omega station"

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SPOILER ALERT

Avevo previsto polvere e polvere abbiamo avuto. Quest’ultimo episodio spezza il cuore: diretto da John Crowley, il regista di Intermission, sempre con C.Farrell, e di un altro film interessante che è Boy A, aveva diretto anche l’episodio 5.

Ritroviamo Ray e Ani a letto. Dopo l’amore, pochi attimi di tregua nel motel fuori dal mondo, ricordano i loro traumi. Ani ricorda i suoi quattro giorni di oscurità e la sensazione di orgoglio con quel mostro che la chiamava carina. Ray confessa di aver ucciso il ragazzo che era stato indotto a credere avesse violentato la moglie. E mentre si raccontano, le scene sono tagliate da altre scene del dopo, quando il calore del letto è finito, finite le confessioni e la fredda luce del giorno sale aspettando Paul che non arriva. E non arriverà, lo sappiamo.

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Frank è alle strette con Jordan: ha un grande piano in mente ma si rifiuta di avere sua moglie accanto in quello che sta per accadere: “Non riesco a fare le cose che devo fare se non so che sei al sicuro” le dice. Si incontreranno tra due settimane al massimo, anche prima, lui indosserà una rosa rossa nella sua giacca, lei indosserà un abito bianco, si vedranno da lontano. Jordan, dopo aver lottato duramente, accetta. C’è Nails che lo aiuterà con Jordan e intanto ci rivela il motivo per cui è così fedele a Frank – e perché si chiama Nails. Frank lo ha salvato dopo essere stato aggredito con una pistola sparachiodi.

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Vediamo Paul per l’ultima volta mentre lo stanno chiudendo dentro il sacco di plastica per cadaveri accanto al suo assassino, Kevin Burris, che risponde al telefono quando Ray chiama. Burris cerca di mettere pressione accusando Ray per la morte di Paul, ma Ray gli dice che sa tutto della storia dei diamanti. Burris comincia a offrire un sacco di soldi e sicurezza e Ray lo placa, fa la sua parte da poliziotto corrotto, ma quando riattacca dà a Ani la notizia. “Lui meritava di meglio” dice Ray.

Ora la scelta è perseguire i bambini orfani della rapina del 1992 o fuggire. Ani vuole correre il rischio, e Ray concorda.

Frank comincia a fare il suo gioco. In primo luogo si ferma a casa del sindaco Austin Chessani solo per trovarlo che galleggia morto in piscina e i documenti dell’affare delle strade sparsi per la casa. Frank crede che Tony abbia ucciso suo padre e lo ha fatto sembrare un suicidio.

Ray e Ani iniziano la ricerca degli orfani, che ora sono i primi sospettati dell’omicidio di Caspere. Si fermano in una casa dove trovano la maschera di uccello, i pc con le tracce segni della sorveglianza dei poliziotti che hanno ucciso i loro genitori (Burris e Holloway in particolare). Trovano anche Laura ammanettata vicino al camino, ex segretaria di Caspere ma in realta uno dei due orfani. Dice di come ha incontrato Caspere, come è diventata una prostituta, come lei ricordava Caspere che visitava la loro madre, c’era della storia antecedente. Lei ha cambiato il suo nome, tinto i suoi capelli rossi. Lei e suo fratello Len (il fotografo di scena del film trash-apocalittico che si girava nell’episodio 2) erano stati divisi e messi in affido, poi si sono rincontrati anni più tardi, lei aveva avuto un posto di lavoro sul set cinematografico dove Caspere era produttore. Insieme hanno preso Caspere e lo hanno drogato con l’intenzione di convincerlo a parlare. Egli ha effettivamente parlato anche dell’affare delle strade, poi però le cose sono degenerate e Len lo ha portato via e ucciso.
Len e Laura hanno l’hard disk, ma i dati si sono cancellati, quindi è roba inutile. Eppure Len lo sta usando per cercare di avvicinare Holloway e ucciderlo. Ray corre per essere presente al loro appuntamento alla stazione nuova mentre Ani mette Laura su un autobus per Seattle.

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Ray, indosso un cappello da cowboy e occhiali da sole, arriva  presso la nuova stazione ferroviaria dove Len sta per incontrare il capo Holloway. La faccia di Ray è in tutte le TV news, ricercato per l’uccisione del pezzo grosso della polizia di Stato Davis e probabilmente Paul. Accosta Len e cerca di dissuaderlo dal gesto, meglio piuttosto rivelare tutto e farli andare a picco, ma Len vuole il sangue. Holloway si presenta, e Burris è lì a guardargli la schiena.
Se all’inizio Len a malincuore si lascia convincere, quando Holloway rivela che Caspere ha avuto una questione personale con la moglie del proprietario del negozio di gioielli e Caspere è il padre di Laura, Len accoltella Holloway. Burris inizia a sparare, Ani arriva e ferisce Burris, poi scappano tutti mentre i poliziotti in uniforme arrivano sulla scena.

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La stazione, che con il suo Omega è la finale di alfabeto, finale di stagione, finale di storia, è in effetti nuova ed è la Anaheim Regional Transportation Intermodal Center di Los Angeles detta “ARTIC”.

Ora Ray e Ani sono rintanati con Frank  in una camera da letto di fortuna nel bar dove lui e Ray di solito bevono e parlano. Questo luogo, che è il luogo iconografico per eccellenza di tutta la stagione insieme ai grovigli di strade, è un nascondiglio dove Frank porta un bell’arsenale di armi sotto la protezione della barista sfregiata, Felicia, che ha un debito di riconoscenza con Frank.

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Frank parla con Ray, cerca di convincerlo alla fuga in Venezuela. Egli rivela anche che Blake è stato colui che gli ha raccontato dell’uomo sbagliato nello stupro della moglie, e che ha già pensato a sistemarlo: ora vuole che Ray vada con lui a Ojai e uccidere tutti i nemici di Frank. Dopo tutto, Ray ha bisogno di soldi per fuggire in Venezuela.

Pitlor  è morto, i polsi tagliati, un finto suicidio di sicuro (ah, LA. Confidential di nuovo…) e Ray e Frank vanno al grande incontro con Osip. Iniziano il loro assalto con bombe a gas e una pioggia di proiettili e crivellano tutti. Rimane per loro una montagna di soldi da prendere.

Le cose sembrano fatte, sono pronti per sparire e Ray telefona a Ani dicendo che sta per arrivare ma qualcosa lo frena, Ray ha un conto ancora in sospeso. Anche dopo aver giurato alla sua ex moglie Gena che non avrebbe più tentato di vedere suo figlio, non può farlo, e si ferma alla scuola di Chad, dove si scambiano un muto saluto prima che Ray scivoli via. Ma mentre si avvia verso la macchina, scopre che sotto c’è attaccato un dispositivo di monitoraggio: ora sa che lo seguono passo passo ed è in trappola.

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Frank, nel frattempo, finisce i suoi affari col gioielliere chassidico e si prepara a partire. Ma si ritrova intrappolato in un sottopassaggio da due auto. Sono i messicani, in credito del loro affare dei club che ormai non esistono più. Lo portano nel deserto dove incontra il capo della banda, offeso per l’affare sfumato. Frank offre il milione di dollari in contanti, ma la colluttazione con uno dei messicani che vuole la sua giacca dove Frank ha i diamanti, gli regala una coltellata al fianco. Lo lasciano a sanguinare nel deserto da solo.

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La scena che segue è notevole per il richiamo al mito antico del non voltarsi indietro nell’Ade fino a ricordi cinematografici sparsi nella storia del cinema: infatti accompagnano il suo tentativo di tornare verso la città a piedi, pur sanguinando, i suoi incubi fatti carne e coro: dal padre ubriacone ai teppisti di quartiere che lo deridevano ragazzo. Alla fine c’è Jordan che lo aspetta in un abito bianco. Anche lui ha la sua rosa rossa, solo è fatta di sangue invece che di petali.”Che ci fa un ragazzo come te in un posto come questo?” lei dice. Ha ragione, infatti. Solo non si è reso conto di essere già caduto morto  per terra, basta si volti indietro per vederlo.

Ray chiama Ani per dirle che sarà in ritardo e la implora di prendere la barca per il Sudamerica, anche senza di lui, lui arriverà dopo. Ray sta mentendo, perché si sta preparando per la fine, e crea un’ultima registrazione per Chad al cellulare, perché il registratore si è rotto. Con le armi si dirige a nascondersi nei boschi, Burris e un gruppo di sparatori lo inseguono.

Partono pallottole, Burris chiede i documenti incriminanti e la Bezzerides. Ray non è disposto a darglieli e prima che lo soverchino, si offre direttamente uscendo allo scoperto per morire crivellato di colpi, come suo padre gli aveva predetto al bar. Ricordate?
“Mi sembra di vederti… mentre corri tra gli alberi. Sei piccolo… gli alberi sono come… giganti. Degli uomini ti stanno inseguendo. Esci dal bosco… ma non sei abbastanza veloce. Oh, figliolo… ti uccidono. Quei colpi ti stanno facendo a brandelli.

Che posto è questo?

Non lo so. Sei arrivato prima tu.”

Infatti suo padre vedrà della sua morte dalla tv. Il messaggio per Chad non partirà mai.

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Ani è sulla barca con Felicia, una nuova vita la attende ma lei continua a guardare le onde. Diventa chiaro dopo un po’ che farà il viaggio da sola, Ray non verrà.

Passa il tempo, le cose si muovono. Tony Chessani diventa sindaco di Vinci, il progetto stradale prende il via con la Catalyst che lo guida. Paul ha una strada che porta il suo nome.

Ani, in una stanza di sapore latino, sta raccontando la storia a un giornalista, quello che Velcoro aveva picchiato e autore di una inchiesta allora abortita con la violenza sulle malefatte a Vinci, ricordate? Lei gli consegna tutte le prove, dice che lo deve all’idea di un mondo migliore per Ray e i suoi figli, Chad e il bambino che Ani ha avuto nel frattempo da Ray. Anche Jordan è lì. Un lungo viaggio le attende, sono ancora in pericolo, devono muoversi, ma non prima che Ani prenda con sé il suo amato coltello. Nails, l’angelo custode le accompagnerà ancora, mentre fuori una festa religiosa si svolge nelle strade. Tutto sfuma al nero. Fine della seconda stagione di True Detective.

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Che altro si può dire che non ho già detto in due mesi? Siamo davanti un classico del noir che sarà ricordato: passato il furore del non è uguale alla prima stagione, chi ha avuto la pazienza di lasciarsene assorbire, so che ne è stato ripagato. Il suo andamento ellittico fatto di strati su strati eppure coerenti, mai confusi, talvolta certamente complessi, tanto che ho preferito fare riassunti-recensioni per non lasciare dubbi a nessuno sulla storia, se talvolta hanno fatto sentire stupidi, non ce se ne vergogni, è un bene: allora c’è ancora speranza per la qualità. La perdita è solo di quelli che per paura della complessità non la vedranno o non la comprenderanno e daranno la colpa alla cattiva scrittura senza spostarsi di un millimetro dalle loro strette convinzioni.

Se la prima stagione è un prodotto notevole di genere, qui andiamo ben oltre. E se un difetto guardando l’intera opera vedo è quello che avevo anticipato all’inizio, le molteplici regie, che per quanto unitarie sono giocoforza le visioni di 6 registi differenti, e prodotti come questo hanno invece bisogno di un solo regista accanto allo scrittore: una sola storia, una sola visione.

Sono sicura che molti altri nei prossimi mesi lo saranno, ripagati, con una seconda o terza visione, con meno isteria e più volontà di approccio a qualcosa di particolare, di differente, vivaddio, che non è la solita pappa pronta televisiva, che ti fa credere di essere dio per venderti qualcosa, ma al contrario ti sfida, ti sferza, ti mette in gioco, non si autocancella dopo la fine ma ti indugia dentro, che poi è il senso di ogni arte.
Se si dorme, come sento perennemente lamentarsi vedendo una puntata di True Detective, il problema  non è dell’opera ma dello spettatore, non abituato più a seguire trame multiple ma lineari e personaggi di cartongesso dove tutto è imboccato. In questo racconto il simbolismo ha una forte componente, come è nella natura umana, i richiami molteplici, e se si naviga solo a vista lo spaesamento è probabile. Ecco, allora direi che è il momento di preoccuparsi e correre ai ripari: facciamoci un regalo, buttiamo via l’ultima cazzata di libro o serie che si sta idolatrando e cominciamo una bella indegestione di letteratura dell’ottocento e film classici della storia del cinema: vi prometto che si gode molto e la vita migliorerà più che con le vitamine e i corsi di autostima.

Per la cura, la professionalità, la complessità dell’intera struttura narrativa e la profondità del mondo che ha creato, questa stagione di True Detective merita di avere tanti premi che, tristemente non prenderà. Così è il mondo che ci meritiamo, direbbe Ray. E sono daccordo, niente di nuovo sotto il sole.

Il mio lo ha, grande: finché ci saranno questi racconti, le rappresentazioni dell’umano viscerale sentire in questa maniera, il mondo, per quanto alla deriva, mi va parecchio bene.

Per chi ha amato la spettacolare colonna sonora  della stagione, è disponibile qui per l’ascolto

OST TRUE DETECTIVE SEASON 2

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Gli episodi –
aka Television is at this time more of a writer’s medium.

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