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Qualcuno muore ogni secondo e non tutti sono così fortunati da farlo in California

True Detective 2×06 – "Church in ruins"

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SPOILER ALERT

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True Detective arriva finalmente dove ha voluto portarci fin dall’inizio: uno degli ormai famosi festini segreti per gente ricca, che molto ha in comune con la scena di Eyes Wide Shut: infatti discretamente brutti entrambi. Ma cominciamo.

Naturalmente Frank e Ray non finiscono per spararsi, anche se hanno le pistole puntate uno verso l’altro sotto il tavolo della cucina, fredda e asettica intorno a loro mentre si guardano. Frank non lo ha tradito, era in buona fede e lo aiuterà a cercare la persona che ha dato l’info sbagliata. Anzi, dice a Ray che gli dispiacerebbe arrivassero alle armi, è per lui qualcosa che si avvicina a un amico. Se gli dobbiamo credere, quanto di fottuto c’è in tutto questo? Certo non inaspettato.

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Se Ray mantiene la calma al tavolo della colazione di Frank, poco gli riesce quando si tratta di suo figlio Chad. Vedere il bambino sotto la supervisione dello Stato nelle vesti di una assistente burocratica che li osserva e scribacchia senza interruzione, lo fa sgrippare. Lo manda via e organizza un festino solitario, questo sì efficace, con coca, alcool e sigarette e finisce per fracassare la casa e tutti i modellini di aereo che lui e Chad avevano costruito insieme. Poi chiama la ex moglie e la supplica, in una lunga scena tesa ed efficace: lui si ritira dalla lotta per la custodia e li lascerà stare, basta lei accetti di non rivelare mai al figlio se il vero padre sia lui o il violentatore.

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Che Ray incontra, in carcere, alla ricerca di un segno, una somiglianza, una reazione, ma il tipo non si ricorda o fa finta di non ricordare, forse non si ricorda davvero, che cosa vuoi che sia uno stupro di dieci anni prima? Roba di normale amministrazione. Ray è minaccioso, un cane all’osso, dilaniato tra desiderio di vendetta, rimorso, colpa e desiderio di espiare. Come sappiamo non un buon cocktail.

Intanto Frank va a casa del defunto Stan per consolare la moglie e il figlio dell’uomo e apprende così anche un po’ di informazioni su Blake, il suo braccio destro. Poi torchia un informatore della Santa Muerte – non una gang, e quindi cosa? un club del libro? – fino a farsi dire dove si trova la donna di Amarillo, quella degli oggetti al banco dei pegni, e finisce in una casa piena di spacciatori messicani, quelli che Frank aveva inizialmente snobbato dopo Santos: lo standoff messicano che segue è con dei messicani veri, nota Frank ironico. Finisce per stabilire un accordo con loro per tornare a vendere la droga nel suo club se gli procureranno un incontro con Irina. Lei alla fine chiama Frank, ma lui vuole incontrarla faccia a faccia. Al telefono, lei rivela che è un poliziotto il suo collegamento, pagata per impegnare la roba di Caspere. Frank la convince a incontrarsi, ma la trova morta, la gola appena tagliata. I messicani asciugano il coltello appena usato: l’accordo si ferma, Irina doveva morire perché legata ai poliziotti.

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Intanto Paul apprende che i diamanti blu provengono da una rapina a un negozio di gioielli di Los Angeles intorno al periodo delle rivolte del 1992 e mai risolta; morti i genitori, gli unici sopravvissuti due bambini, poi affidati in adozione.
Questi bambini, maschio e femmina,  sembrano essere importanti nella storia, sicuramente riappariranno e la ragazza, se ci vedo giusto, credo di sapere chi è e avrà una parte grossa nella vicenda.

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Arriva il momento culminante dell’episodio. Ani va sotto copertura come prostituta di alto bordo in uno dei party del figlio di Chessani, Blake e Osip, il mafioso russo che non ha concluso l’affare tanto desiderato con Frank. Sua sorella la avverte che lei non sarà in grado di portare nulla con sè, telefono, borsa, coltello. Ma Paul e Ray le stanno dietro, ha un transponder nella scarpa. Un autobus affollato di prostitute la porta in una grande villa sulle colline.
Il posto è pieno di vecchi, ricchi e laidi… va bene, è un’orgia, devono essere per regola vecchi, ricchi  e laidi, tra cui alcuni dei poliziotti coinvolti nell’inchiesta iniziale di Caspere, e i bicchieri da cocktail pieni di Viagra abbondano. Certo, sono vecchi, ricchi…  va bene, abbiamo capito, che si divertono.

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Ani viene drogata per tenerla in vena e docile e per un pò la droga prende il sopravvento e la immerge in un incubo lontano nel tempo, di lei bambina.
All’esterno, Ray e Paul  assistono da una finestra di un ufficio a Osip e McCandless del Catalyst Corp. discutere i dettagli di un accordo non dissimile da quello che Frank ha avuto con Caspere. Appena se ne vanno, Paul irrompe e ruba il fascio dei loro documenti.

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Ani vomita la sua droga ed è allora che vede distesa in un angolo Vera, la ragazza scomparsa, che appare drogata. Quando Ani cerca di fuggire con Vera, una delle guardie di sicurezza russe la afferra. Buon per lei che ha preso un coltello dal tavolo in precedenza e taglia il tipaccio prima che abbia la possibilità di soffocarla. In macchina, mentre scappano inseguiti, Ani dice “Penso di aver ucciso qualcuno”.

In questo episodio la scrittura peculiare di Pizzolato torna a tratti, magnifici, il duello in cucina, tutto Velcoro e suo figlio ma c’è anche una certa banalità non necessaria, tra cui questa famosa orgia, che fa perdere quel che di impalpabile, odio di molti, del tratto peculiare di TD. Sembra un controsenso, qui ci sono azione e storia piana, che vuoi di più? Voglio meno, perché funziona meglio.

Trovo un po’ loffio il taglio hitchcockiano e la musica sontuosa che l’accompagna, non brutto, certo, ma fuori luogo nell’economia generale, e trovo tutti gli ultimi 10 minuti, dove ogni cosa torna come da manuale del true telefilm USA e con tanto di sgassata finale, abbastanza improbabili: amo TF&TF però non qui dentro.

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Comunque deve essere il destino delle orge, questa mitizzazione della sfrenatezza, che finchè restano nell’immaginario sono un Eldorado irraggiungibile e attraente, ma quando le rappresenti, ma per loro natura direi meglio le mostri, diventano inefficaci. Anche qui non se ne scappa, come nel film di Kubrick: il kitch sempre presente, è tutto posticcio. Sono le nostre pruderies che impediscono un approccio naturale (stavo per dire profondo ma evito)? O forse perché il sesso, pane fondamentale del rito, alla fine non è che corpi che fanno sempre la stessa cosa nei soliti modi e allora, ne abbiamo a colazione, pranzo e cena, che vuoi che sia?

La soggettiva su Ani, visto che è lei che interessa al regista e non ciò che accade intorno, in qualche modo salva dalle panoramiche sulle comparse che si dimenano.

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Devo dire in verità che un regista c’è riuscito a farla interessante, ed è in Society di Yuzna, ma questa è tutta un’altra storia.

Sono le cadute possibili e alla fine inerzie di un racconto visivo lungo 480 minuti:  600 pagine di sceneggiatura scritte da una sola persona, senza writer’s room, né altro.

Quando leggo di tutto l’hate-watching tra stupidate e sciocchezze che ci si diverte a fare non è che mi unisco allegramente: rendiamoci conto, qui non c’è in gioco solo una serie fatta bene o meno, interessante o meno, e francamente basta vedere cosa c’è nel mercato per capire la differenza, ma il fatto che siamo davanti un modello produttivo che non finisce con se stesso ma influenzerà quello che vedremo in tv nei prossimi 10, 20 anni, e non sono bazzecole. In base a lui sarà il nostro destino di “spettatori”  del racconto fatto in tv, che diventa ora compiutamente un derivato del racconto cinematografico ma nello steso tempo lo supera e diventa una cosa a sé, un incrocio tra film d’autore e sceneggiato, passatemi la parola antica ma serve per capirsi: vi sembra qualcosa su cui ridere e accumulare trollate? A me no.

Non è il primo esempio, abbiamo tentativi passati illustri, ma per la prima volta il prodotto è maturo e compiuto, perché fatto in piena libertà, con tutto quello che ne consegue di buono e cattivo, ed è questa la cosa che ha fatto incazzare la maggior parte di colleghi, critici e scrittori: come sarebbe a dire, a lui sì e a me no? e via il gioco della delegittimazione partito ben prima che la seconda stagione iniziasse, e uno spettatore che segue l’eco di questo carrozzone tutto contento forse non si rende conto che fa il loro, di interesse (interesse si fa per dire, perché quando la barca è la stessa si chiama autolesionismo) ma certo non il suo. Se boicottare la serie può anche divertire per un’ora dove non si ha di meglio da fare, dall’altra parte della barricata vuol dire ammazzare un modello produttivo, sono 4M$ e passa a episodio, e condannarci a serie fatte in serie invece che serie d’autore.

Se HBO non la rinnoverà per la terza stagione (a oggi non è poi così scontato, anche se i numeri di 12M di spettatori settimanali sono un bell’incentivo e smentiscono coi fatti le affermazioni vocianti di catastrofe), Pizzolatto, che ha il talento, quella cosa che fa diventare verdi i colleghi ma senza renderli supereroi, troverà altro lavoro, non è un problema – Sorkin, che per indole gli è simile e spessissimo al centro di simili casi di odio ingeneroso, ne è la prova – ma gli spettatori resteranno senza TD. Mi diverte? Per niente.

Il prossimo episodio, 2×07 Black Maps and Motel Rooms dura 65 minuti e è diretto da Dan Attias (da Miami Vice a Six Feet Under, Entourage, the Wire).

La finale 2×08 Omega Station è un film, 87 minuti, ma il regista non è ancora rivelato.

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Gli episodi

TRUE DETECTIVE stagione 2 Episodio 8 “Stazione finale” – Una  recensione

TRUE DETECTIVE stagione 2 Episodio 7 “Stanze di un motel” – Una  recensione

TRUE DETECTIVE stagione 2 Episodio 6 “Il destino crudele delle orge” – Una  recensione

TRUE DETECTIVE stagione 2 Episodio 5 “Altre vite” – Una  recensione

TRUE DETECTIVE stagione 2  Episodio 4 “Tutti giù per terra” – Una recensione

TRUE DETECTIVE stagione 2  Episodio 3 “Acqua per la rabbia” – Una recensione

TRUE DETECTIVE stagione 2 Episodio 2 “Blowjob per un robot.” – Una recensione

TRUE DETECTIVE stagione 2 Episodio 1 – “Gli astronauti hanno perso la luna” – Una recensione

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