Sarebbe facile, bello e rassicurante sapere che la colpa di un certo sfacelo culturale (letterario) nostrano è tutta da imputare a qualcuno con un nome e cognome, un fantoccio pronto a prendere le maledizioni sapendo che così l’incantesimo svanirà e il maleficio sarà dissolto. Fine dei piagnistei.

Facile come raccontarsi balle, l’essere umano è specializzato nel processo e noi latini di interpretazioni di comodo della realtà facciamo un’arte che tutti i giorni si spalma su media e chiacchiere. Peccato però che non porti a niente, che niente cambi: rimane il fantoccio inerte e la rabbia dentro, tanta. Ma niente cambia.

Quello che manca l’articolo che sta sotto è il nocciolo centrale della questione, la domanda che non si fa: ma in tutto questo gli autori dove erano? Ancora peggio, gli autori, fondamento intorno al quale girano tutti i nostri discorsi, dove sono e cosa fanno? E soprattutto, cosa sono?

È una costatazione amara la risposta, e va benissimo, perché è anche libera: proviamo, se abbiamo quella onestà intellettuale di cui un autore vero non può fare a meno. Il dito che punta al colpevole ha un essere umano attaccato al braccio. È questo essere che deve essere guardato se vogliamo cambiare le cose. E non in un futuro diverso perché libero dal “nemico” ipotetico che ci assoggetta ma al quale in realtà ci siamo consegnati mani e piedi – devo dirlo? quando scriviamo banalità e pretendiamo siano capolavori, quando proclamiamo etiche e morali e intanto ci vendiamo al primo soldo che passa e qualche minuto di pallida luce riflessa, quando avalliamo tutta la bizantina giostra delle forme esteriori a soffocare la semplice sostanza che è il nostro pane quotidiano. Facciamolo subito, adesso, a cominciare da questo stesso istante, prima che sia troppo tardi. Spezziamola questa catena, riscopriamo che cosa davvero vuol dire essere “un autore”; e il resto allora può andare francamente a farsi un giro.

Ecco perché se immagino una definizione per l’Italia di questo periodo non posso che pensare al titolo calzante del libro della Morante,  Menzogna e Sortilegio.

Andrea Bajani su Repubblica parla di editori e scrittori:

>A furia di veder entrare in libreria scatoloni di novità editoriali per poi vederle uscire pochi mesi dopo per far posto sui banconi ad altre novità, forse rinunceremo all’ anacronistica divisione tra periodici e libri. O meglio: forse Continua a leggere/Continue reading

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