Più o meno 50 anni fa in Italia nasceva il “Gruppo 63”, avanguardia letteraria dentro un decennio di avanguardie, che, nel bene e nel male, hanno portato la loro influenza teorica, e di conseguenza pratica, fino a oggi.

Odiato da molti, capito da pochi, in guerra con i romanzieri degli anni cinquanta definiti “Liale” (dall’autrice di romanzi rosa Liala) come Cassola e Pratolini, ha seminato l’ultima metà del novecento di materiale interessante e irritante allo stesso tempo. Ma non è questo che si chiede appunto a una avanguardia?

La loro poesia ha in qualche modo mostrato, scardinandola, che poteva esserci un modo alternativo al poetare della nostra tradizione italiana consolidata e anche nel romanzo, penso ad esempio a Fratelli d’Italia di Arbasino, un modo differente di approccio alla materia narrativa. Continua a leggere/Continue reading