7 quasi 8 marzo, ore23:34  2020

Due parole in questo tempo di Coronavirus che ci ha preso, di un momento terribile della nostra storia italiana, e sono due parole accorate e pure un tantino incazzate. Io non sono un medico, io creo, quindi saranno due parole differenti.

Sono stata a guardare, a non parlare, ad ascoltare. L’ho sentito prima come notiziella dalla Cina, tra un tg e uno show, un virus un po’ anomalo, ma guarda che esotico. Poi ho visto il diffondersi, le notizie che arrivavano sempre più allarmate. Portato, ormai è chiaro, da qualcuno che ha avuto contatti molto ravvicinati con una specie animale che andrebbe lasciata al proprio posto. In molti luoghi del mondo succede. Non dovrebbe ma succede, si può imputare a che si vuole, succede.

Ho visto la Cina prima negare, questa grana micidiale, negare è maestro, e poi prendere misure drastiche, lo può fare, i cinesi non scherzano.

Noi invece parrebbe di sì. Ho guardato a noi, a quello che siamo, come siamo e non mi sono rallegrata.

Questo virus non è una peste o una febbre devastante di cento anni fa. Questo virus porta problemi respiratori in genere a chi di problemi ne ha già di altro tipo, e in questa categoria sono tanti, troppi, cattive abitudini alimentari, cattive abitudini in generale, età avanzata.

Che sarà mai, leggo dappertutto, ogni anno ci sono migliaia di morti per broncopolmonite che nessuno riporta. Bene, lo abbiamo capito. Il problema è che questa non è una semplice influenza, si piazza nel mezzo tra le cose stagionali, conosciutissime, e cose mortali, ugualmente conosciute, ci sono vaccini e cure. Questo virus non lo si conosce, è nuovo.

Come si diffonde? È un virus, passa da persona a persona con il contatto, il respiro, la saliva. Non pare terribilissimo, è nuovo, non ci sono cure.

Gli scienziati lo dicono da diverse settimane, la risposta più seria che hanno avuto è stata siete fascisti e razzisti, un’emergenza scambiata per la puzzolente diatriba destra|sinistra che impanica tutto, e persone con piene responsabilità politiche partire in quarta con le attività culturali per combatterlo. Ahè, ma sei scemo? Alla follia non c’è mai fine.  La scienza e il buon senso stanno a zero finché non se ne ha bisogno e pure dopo. Un virus non è un nemico politico e non può essere usato per fare quella messinscena da due soldi. È un essere terrestre invisibile che ci fa del male.

Poi la situazione in crescita esponenziale ha fatto calmare e impaurire parecchi animi e a malincuore cominciare ad ascoltare chi gridava da giorni alla necessità di prendere provvedimenti. Troppo poco ancora, piuttosto tardi, e soprattutto in un’anarchia di decisioni di chi le decisioni è sempre bene le prenda qualcun altro. D’altra parte nessuno sa nulla e dare colpe non serve a nulla.

Nella follia certo non si mente, e siamo stati scaraventati sotto gli occhi del mondo come appestati, tutti a prenderci in giro e temerci, paese di untori. Poveri idioti quelli che parlano senza sapere che anche loro ci sono seduti sopra, pensano davvero che con un virus qualcuno si salvi? È solo questione di giorni. Almeno da noi impareranno che si combatte. Quello che dobbiamo fare, e a muso duro.

Ma perché l’Italia? Perché altrove ancora fanno finta di no, non hanno tamponi, non li fanno, un tampone, sempre privato, costa quasi 3000 dollari in Usa, ergo il coronavirus non c’è. Ma la povera gente, quella senza assistenza, che farà?

Possiamo sapere cosa farà davvero il virus? No, s’impara andando avanti, a tentoni. Tentoni è la parola. Ma tenendo fermo quello che sappiamo.

È un incubo? Sì, imprevisto, spaventoso, che spacca la vita, rovescia convinzioni, credi, comportamenti, ma non è negandolo che scomparirà. Dovrei renderlo dolce come lo zucchero? Neanche per idea. Attenzione a non mettere paura alla gente, che se no sai che succede… Lo vediamo che succede, per la miseria miserissima. Da poco hanno chiuso le scuole per evitare i contagi e ciò che vedo sono i giardini pieni di nonni e bambini appiccicati gli uni agli altri, le feste piene, la movida in movimento, insomma combatti la paura con la scempiaggine. Ma caspita, allora queste scuole cosa sono state chiuse a fare? E i continui appelli alla prudenza?

Un problema che a quanto pare stentiamo a comprendere come funziona. Non ascoltiamo? Non capiamo l’italiano? Abbiamo problemi di fiducia? Di autorità? Siamo ignoranti? Incoscienti? O dei completi coglioni?

Cominciamo dalle basi. Ogni anno gli ospedali sono al limite nel periodo gennaio-febbraio, terapie intensive e sub-intensive piene, pazienti in broncopolmonite anche nei corridoi, intubati ne ho visti. In qualche modo ci si fa.

Ma questo è altra cosa. E al limite sono già arrivati.

I posti per le cure, ospedali e simili, ne abbiamo un tot, mettiamo 1000, numero simbolico, così ci capiamo. Questo virus è velocissimo e si diffonde bene, infatti ascoltiamo in allarme ogni giorni il bollettino aumentare di nuovi ammalati, vuol dire che siamo già al limite di quei 1000 posti e sorpassato.

Se già adesso, tra una settimana, i nuovi ammalati che hanno bisogno di intensiva saranno saliti a 1500 e lo saranno, sia chiaro, se non prendiamo responsabilità dei nostri comportamenti, il conto è facile, 1500 meno 1000 uguale 500 i malati che non potranno avere letti e cure. Che destino toccherà a questi malati? Devo scriverlo?

Ecco, per la prima volta da che sono nata, questo paese, ognuno di noi, è chiamato a occuparsi anche degli ALTRI in modo fattivo, vitale.

ADESSO L’UNICA CURA CHE ABBIAMO È NON DIVENTARE UNTORI. Di non prenderlo noi questo virus, prima cosa importantissima, ma soprattutto fare di tutto per non donarlo agli altri se per una malaugurata possibilità lo abbiamo già preso.

Fosse facile. Paese di individualisti cronici così affascinanti,  in una specie di vaneggio di onnipotenza di quelli del tanto a tutti gli altri sì ma a me no, quelli dell’io continuo a fare quello che facevo prima, la mia vita non deve cambiare, quelli che lo combatto con la mente aperta, lo sfido come un nemico di guerra, quelli dell’io mangio bio, io ho l’omeopatia, quelli che io sono giovane a me non prende, dai primi giorni sui social e nei discorsi ho ascoltato deliri che neanche l’LSD produce.

Purtroppo al virus di tutto queste belle intenzioni gliene importa una sega, anzi ci va proprio a nozze.  Un virus è un essere preistorico, rozzo, combatte come un vichingo per esistere e non essere annientato. La modernità lo aiuta, in questo momento sta ballando la samba con fischietti e stelle filanti, sta facendo un rave da sballo, rappa che è un piacere e ha orgasmi di riproduzione alle stelle, mado che scemi, mado che idioti, tutti a farmi sangue, io passo e resto indenne, m’offri pure ‘a sigaretta, peggio de ‘na mignotta, non vedi che ti sgamo, fammi posto che ti sbrano, t’ammazzo e sei contento, sono il re del convento.

Pensava di faticare, invece gli stiamo aprendo la porta allestendo un mega party in suo onore, gli stiamo offrendo pure la Magnum. Quindi? Quindi bisogna scendere al suo livello, un virus si combatte con le sue armi, non con le nostre molto cool. Cioè gli si sta LONTANI, punto, e lo si lascia morire per terra di inedia o amuchina e alcool, questa è l’unica cura possibile, visto che vaccini prima di un anno neanche a parlarne.

Lo so che pensare agli altri in senso generale, astratto, a tutti gli altri, non al proprio amico, nostra madre o la vicina che conosciamo bene, l’immigrato che incontriamo fuori dalla coop, ma gli ALTRI, quelli che non abbiamo mai visto e probabilmente non vedremo mai se non per un attimo distrattamente, non è facile, lo capisco, per chi viaggia a vista. Mettere in pratica quell’educazione civica ed etica che per decenni ha preso sputi ministeriali, quella che ti dice che tu abiti un paese e che quel paese è anche tuo con tutto quello e quelli che ci sono dentro, cittadinanza o no e pure oltre. Tutta questa storia non è alla fine che la coda inevitabile di una moda di sfracello generale dell’interesse pubblico declinato in tutti gli interessi possibili meno quelli degli altri.

Allora la paura e il danno non è di solo ammalarsi, che già è brutto, ma che si diventi portatori, malati o sani, per altri di possibile morte. Riusciamo a capire?

Io posso tranquillamente prenderlo e guarire, sono sana, ma intanto molto probabilmente potrò darlo a mio padre, a mia nonna, al mio fornaio, al mio amico, ad altri che forse non sono così sani e per i quali quei posti in ospedale, ormai esauriti materialmente, fisicamente e moralmente come i dottori e gli infermieri, non ci saranno.

Cominciamo a renderci contro della complessità tragica del problema?

Pensiamo per una volta anche agli ALTRI, è l’occasione di fare qualcosa di necessario per il bene di tutti. Non a parole, non con i tuit, ma davvero, con serietà. Non è una bestemmia la serietà. Il momento la necessita seriamente. Di capire che il mio comportamento non riguarda solo me ma anche il prossimo. È sempre così, naturalmente, inutile illudersi che le nostre azioni quotidiane anche le più piccole non influenzino il mondo nel bene e nel male, si fa finta casomai, ce la raccontiamo, ce ne freghiamo. Ora è proprio plateale, una lezione di vita che ogni tanto la vita ci regala a mani sporche, sporchissime.

Dobbiamo solo aiutare tutti a tenerle pulite. Per quelli cui queste 5 regole sembrano aliene

1 lavarsi le mani spesso

2 tenere la distanza di 1 metro minimo con gli altri, che vuol dire lontani due passi ampi

3 evitare assembramenti di persone in ogni luogo o evento

4 stare in luoghi sicuri, vedi casa.

5 con qualche sintono di febbre e tosse NON ANDARE in PS ma chiamare il 112 e tutti i numeri che basta aprire internet e voila.

vi dico, adottiamole come se fossero orfani, facciamone meme scolpiti negli occhi, sono il salvavita per noi e per gli altri, tutti insieme.

E per le voci concitate, agitate, isteriche, le paure inevitabili, quelli che nel panico scapperanno alla ricerca di un luogo di salvezza impossibile, i soldi che mancheranno, come faccio a rinunciare al mio spritz, alla mia palestra, il concerto, la disco, lo sci, la vacanza? E i più poveri, i deboli, i commerci fermi, i lavori spenti, ho perso il posto, i licenziamenti, le ritorsioni, tutta la tragedia e lo sconquasso inevitabile che verrà, resta da chiedersi, vale più il denaro e la vita umana?

Vale di più il mio interesse o l’interesse di tutti? O non è il mio interesse legato saldamente a quello di tutti? La mia vita legata a filo stretto alla vita di tutti?

Se io affondo affondano anche gli altri, se tu affondi affondo anch’io.

Questo virus con poca corona ci mette davanti a dilemmi terribili, è una tragedia vera, che comporta sacrifici e molta responsabilità, quella che non vorremmo mai, e ognuno queste domande deve farsele e darsi una risposta alla svelta, perché questo momento ci costringe, volenti o no. Non se ne scappa.

Se abbiamo un minimo di umanità, se ci riconosciamo come persone, qualcosa in più di semplici esseri viventi da riproduzione, questo è il momento di tirarla fuori, alzare la testa, fare la nostra parte, agire. Sta a noi fermarlo questo virus, a nessun altro. Cominciamo a farlo subito. Io ho fede in noi,  ce la  faremo, ma solo se lo facciamo tutti insieme.

#coronavirus #covid_19

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