Sono con una scrittrice con la quale converso spesso da lontano per questioni di distanza, lei abita in North Carolina. Ma oggi siamo qui, in un giardino toscano di fiori e rosmarini, il cielo è azzurro, l’aria canta e ronza, a parlare di scrittura e donne e altre cose ardimentose.

CM -Chi è Angela Jeannet Tassini?

AJT- Ah, difficile.

La prima cosa che mi definisce è che sono una persona divisa tra due culture, e quello che potrebbe sembrare a prima vista negativo, difficile, è per me stata una fortuna, in tre lingue mi sento a casa mia, francese, inglese, italiano, e in tre paesi sono a casa mia. Quindi l’avere accesso a tante cose scritte e parlate in tre mondi diversi… A volte, quando mi prende la tristezza, penso a come sarebbe bello essere in un paesino e non essermi mai mossa… poi mi dico naaa! Che ricchezza invece, difficile a momenti ma bella, una fortuna straordinaria.

CM – In questo ci capiamo, anch’io sono da sempre divisa tra due culture, e quello che mi ha dato e continuerà a darmi non è neanche vagamente misurabile. Un occhio più largo e doppio amore. Abbiamo mari larghi da navigare, siamo fortunate.

AJT – Eh sì. La seconda è che il mio babbo nacque nel 1880, e raccontava molto le storie, soprattutto a me, perché ero già grandina quando stava diventando anziano, e ho sempre l’impressione di vivere ancora quel mondo, mi sono formata sulla fine dell’ottocento, la casa era piena di riviste e libri di allora, e poi di tutto il primo novecento. Avevo avuto informazioni così precise da lui che poi ricercandole dal punto di vista storico per la mia scrittura, tutto corrispondeva. Straordinario. Quindi la mia vita è stata una vita molto lunga.

CM – 130 anni, più o meno, devo dire se li porta molto bene.

AJT- Ah ah! Negli ultimi 40 anni, da quando sono diventata molto attiva nel movimento delle donne, ho apprezzato molto più la mamma, da cui invece ero distante, per tante ragioni, io dedita agli studi, lei non aveva studiato molto, anche se lei era intelligente più di tutti noi messi insieme… ma vivevamo in due sfere diverse.

Poi ho cominciato a “vederla”, ed è molto doloroso per me averla salutata da poco. Ci siamo conosciute un po’ tardi.

Questo succede a molte figlie oggi. Prima no, perché le donne di ogni età facevano le stesse cose, in cucina, in casa. Io no, la mia è stata una vita di studio.

CM – Divisa tra l’Italia, la Francia e gli USA dunque.

AJT – Parigi, che adoravo come studentessa, e poi Colorado, che in quegli anni era come essere sulla luna, poi Oklahoma, era la fine degli anni ‘50, Texas, che mi piace tantissimo, Pennsylvania… ho visto la trasformazione di un mondo, di un paese, e la vedo ancora. Poi tornando in Italia, vedevo quello italiano, o meglio toscano. Vecchia terra di mezzadria. Io guardo il mondo di oggi, ma in trasparenza dietro c’è quello di allora, famiglie enormi che si conoscevano tutti. Tanti bambini.

Una trasformazione epica, sparito quel mondo, la sua cultura così dominante, scomparsa in 20 anni…

CM – Perché ne avevano fin sopra i capelli…

AJT- Con ragione, non dimentichiamo che erano disprezzati, e se uno è disprezzato, finisce per disprezzarsi, è il triste caso umano.

CM – Non cambia molto neanche oggi…

AJT – I tempi passati non erano poi così belli.

Ricordo una famiglia, lui rimasto l’unico erede della casa e della terra, che non ci si poteva vedere. Proprio non ci si poteva vedere. È dovuto scappare. E ha fatto una coglioneria, aveva un posto bellissimo che ha venduto. Ma non tollerava più il peso di essere considerato contadino. Quando si voleva sposare, aveva la ragazza che gli disse: Se fai il lavoro dei campi, io non ti sposo.

CM – Oggi i nipoti sono tornati. I padri e i figli vissuti con altri attività, loro tornano alla terra, ripopolano i nipoti consapevoli, che la amano. Ma non come “contadini”. Sono i nipoti che oggi hanno parecchia della terra toscana in mano.

AJT – Anche in Usa. Gli emigrati vogliono dimenticare, i figli idem, i nipoti vogliono ricordare. Rigetto, poi ritorno e apprezzamento.

Certo con una differenza fondamentale: allora i vecchi mezzadri non possedevano nulla e il capoccia era responsabile per tutta la famiglia, oggi sarebbe incredibile da considerare. È stato così fino alla fine della seconda guerra mondiale…

E la Toscana centrale, Siena, Firenze, erano contadini di serie A. Lavoro tanto, soldi niente ma dieta ottima, nessuna pativa la fame se non era “un vagabondo”(nda. In Toscana vagabondo sta per sfaticato). Pane, olio, vino, verdura, poca carne. E poi le feste, le battiture che erano cibo per tutti…

CM – Quello che oggi tutti noi toscani mangiamo ancora, io mangio tutti i giorni.

AJT – Ma ho letto ricordi del Pistoiese di miseria da far rabbrividire.

CM – Ma più vicino anche da noi, in Casentino, dieta di castagne e malattia perenne.

AJT – Quando insegnavo in USA, ai miei studenti dicevo: Ogni persona porta un bagaglio di vita ed esperienze che la gente non può neanche immaginare. I miei studenti non potevano immaginare. C’è tanto nella diversità, ogni persona è un tesoro.

CM – Uno scrigno… siamo tanti scrigni chiusi e duri, ci tocchiamo e ci ritraiamo, non impariamo niente, non cambia niente. Pareti di legno, per quanto decorate. Ma se si apre un attimo, una fessura, troviamo cose inimmaginabili.

Bisogna chiedere, bisogna parlare, non a superficie, andare sotto la pelle.

Com’erano gli USA negli anni ’50?

AJT – Un paese molto ricco dove tutti stavano piuttosto bene, con la questione razziale non ancora una questione, era nascosta. Forse per chi voleva vedere c’erano soprusi tremendi.

Una grande prosperità, lavoro per gli uomini, non per le donne, che avevano lavorato durante la guerra e gli uomini ora le rimandavano a casa. Ma loro non erano contente, erano piene di risentimento.

E come in Italia, un grande senso di possibilità per l’avvenire, tutto era possibile.

Poi cominciarono i primi conflitti, quelli razziali.

La lotta contro il comunismo, io cominciai a insegnare e dovetti firmare un documento dove dicevo che non attentavo alla sicurezza dello stato… francamente non sapevo neanche quello che firmavo, certo non complottavo. E la cosa che mi stupì era come un’ironia: le donne, avevano libertà qui in Italia impensabili, eppure superficiali. Guidare, fumare, i pantaloni, ma finiva lì. Nel punto importante nulla, gli studi superiori erano chiusi alle donne, le professioni anche.

I clubs, necessari in USA perché la gente non ha come in Europa contatti informali in caffè, strade, ecc, per la vita sociale esistevano i clubs, tutti maschili e non ammettevano donne. E le leggi continuavano a tenerle sottomesse.

CM – Perché questo? Volontà o tradizioni?

AJT – Tradizioni spesso, come il dover prendere il cognome del marito, che a me seccava molto.

Poi nei ‘70 scoprimmo che non c’era tale legge! Era solo costume! Tanto che alcune ragazze andando una volta a votare andarono coi loro cognomi e le rifiutarono. Finì in tribunale e in effetti non c’era la legge.

Ma le tradizioni poi diventano leggi, barriere: una mamma vedova non poteva essere tutore dei figli, solo un maschio poteva, quindi tutore maschio sempre, famiglia, fratello, ecc o avvocato.

In Italia spesso c’è grande ammirazione per i divorzi americani che arricchiscono le donne alle spalle dei mariti… per mia esperienza niente di meno vero, a tutt’oggi chi divorzia scende nella scala economica e sociale. Il marito invece non soffre di questo. C’era una legge antica che il marito poteva chiedere il divorzio se la moglie non voleva stirare le camicie…

E le mamme dicevano non ti far vedere troppo intelligente, se no i ragazzi scappano…

CM – Anche in questo forse non è cambiato molto…

AJT – Quindi rimasi sorpresa, tutto il mondo è paese!

CM – Per le donne tutto il mondo è sempre paese.

AJT – Mio padre mi disse: tu avrai una professione e non dipenderai mai da un uomo, e così fu. Santo uomo Amedeo. Eppure mi chiedevano per il mio lavoro: ma tuo marito te lo permette di insegnare? Come??

E capii una cosa. Che in Italia la differenza era classista, cioè se appartenevi a una classe superiore il sesso non contava più di tanto, in USA invece era proprio il genere che creava la discriminazione.

CM – È ancora più terribile, non ci si può fare nulla, ci si sente nulla. È soffocante.

AJT – Il movimento delle donne nacque qui, in questo crogiuolo, sulla coda dei diritti dei neri. Sai che succedeva? Che le bianche, entusiasmate per i neri e le loro rivendicazioni, scoprirono che quando andavano nei gruppi così tanto progressisti, finivano in cucina o a letto.

La posizione delle donne nel nostro movimento è prona, dicevano anche i neri.

Poi le cose cambiarono, certo non ne sono tanto sicura per le giovani d’oggi però, mi sembra un triste ritorno generale al passato… la Faludi in un recente articolo su Harper’s e l’internazionale novembre 2010, e in generale la gente, considera il movimento delle donne astorico, e cosa mi colpisce è il fatto che le giovani di oggi si comportino in modo che lascia perplesse le donne della mia generazione, ha a che fare con una realtà dove le donne di nuove sono invitate a fare le puttane come loro nobile professione, e una ragazzina, senza troppo pensare, si adegua.

Per questo la rivoluzione delle donne, pacifica, è la rivoluzione più importante di tutte le rivoluzioni.

CM – Perché la divisione tra maschio e femmina è primaria, alla nascita.

AJT – Infatti, una società che vede che le donne si muovono si spaventa, e la reazione è feroce.

Un fenomeno odioso inoltre il fatto che in campo accademico donne si sono fatte carriere usando ideologie prese in prestito dagli uomini, secondo le quali non esiste la storia, la storia è morta e parlare di donne non ha significato perché non

esistono uomini e donne. È comodo, ma finché c’è un essere umano c’è storia. E abbiamo lavorato 40 anni per questo?

CM – Sono mode. Anche gli accademici non scappano dalle mode. Se non ha visto THE HISTORY BOYS, fim tratto dalla pièce di Arnold Bennett glielo consiglio, tratta in maniera ironica della “storia”, di chi la studia, e di come si “vende”. Ma anche della sua importanza e bellezza. Film emozionante, che tra parentesi in Italia non ha visto praticamente nessuno…

Ma si tratta del solito epater le bourgeois che immancabilmente rivela il borghese in chi lo mette in atto…

AJT – Non stiamo parlando seriamente! Mi domando certi docenti che cosa fanno agli alunni… Era cominciata già questa deriva, per cui si diceva, il potere dell’impotenza, o si diceva, se voglio portare i tacchi a stiletto è perché per me l’apparenza è importante… si, ma che cos’è questa apparenza?

CM – Una macchia d’olio. A me che interessa la narrazione di tipo popolare, guardo a tutto ciò che si produce per il cinema e la tv, i videogiochi, ecc, alle “storie” che si inventano, trovo che rivelino molto dell’ambiente culturale nostro, bianco, benestante, occidentale. Basta vedere come si costruiscono i personaggi, come sono, cosa fanno, come parlano, che cosa devono rappresentare per avere successo. E la “rappresentazione” appunto, fa ridere spesso, più spesso fa incazzare… Sto guardando da tempo alla rappresentazione delle figure femminili, dice più di noi tutti, uomini e donne insieme, di cento libri accademici molto corretti. In questo caso è proprio nell’incorrect che c’è la vita reale, il nostro specchio.

E che le donne spettatrici siano costrette a immedesimarsi in protagonisti maschili perché quelli femminili sono ridicoli e stereotipati, fuori dal mondo, è cosa diffusa…

AJT- Ah, una delle cose di cui venivano accusate le donne del femminismo era di voler diventare come i maschi. Ma quando mai!! Non è uguaglianza di genere o fisica, mascolinizzata, è uguaglianza legale! Svilupparsi come uno crede meglio!

Oggi il mondo del libero mercato è molto repressivo, i deboli soccombono, e quindi le donne si sono arenate, e anche allibite, come me oggi.

Ma ci vuole pazienza, questa non è una lotta che finisce presto, sarà lunga.

CM – È una lotta per diritti civili, c’è poco da fare… leggi e modi di pensare che devono per forza cambiare.

AJT – Per farti un esempio, ci fu a un certo punto una legge per lo sport, obbligatorio a tutti, da esercitare a scuola, senza distinzione tra uomini e donne…

CM- Al posto di economia domestica.

AJT – Sai che io in classe già riconoscevo le sportive? Per il modo di fare franco e il corpo libero, ti guardavano negli occhi, dicendoti quello che pensavano.

Le altre non parlavano e se si, cominciavano con ma, io non so… forse ho torto… e vocine flebili.

Su, su, dicevo io, una bella voce forte!

CM – Il carattere stesso si forma prendendo atto della tua identità…

AJT- Ma si sta tornando indietro… Oggi vedo queste donne andare al lavoro coi tacchi di 18… sono supplizi…io dico, ma disgraziate! Neanche in Cina!

CM- A me piacciono.

AJT- E se devi correre?

CM – Non corro. Ha mai pensato come una gonna stretta tipica da donna, sia una camicia di forza? Non puoi correre, non ti puoi abbassare, non puoi allargare le gambe, non puoi salire i gradini. Sembrano sciocchezze, ma anche il più innotato elemento di una cultura non è mai una sciocchezza.

I tacchi sono terribili, eppure esteticamente splendidi. In un museo, splendidi, addosso meno. Ma sono idee d’arte splendide. Sono proiezioni di bellezza. Casomai mi domando perché si pensano solo per le donne, perché non li pensiamo per gli uomini i tacchi?

Proiezioni dell’immaginario maschile. Come le madonne, le madri sante, le prostitute dal cuore d’oro, le dive.

AJT – Le vergini, che la dice lunga sull’oggetto.

CM – Direi che la dice anche parecchio ancestrale, l’idea di un valore in una caratteristica fisica naturale… un po’ come avere un seno maxi per merito di madre natura in questi anni duemila!

AJT- Aha ha ha!

CM – Ma parliamo adesso di un posto del suolo statunitense e raccontiamo un’esperienza unica…

FINE PARTE 1

Angela Jeannet Tassini è l’autrice di

Il grande risveglio. Il movimento delle donne nell’America profonda

Il grande risveglio. Il movimento delle donne nell'America profonda Titolo Il grande risveglio. Il movimento delle donne nell’America profonda
Autore Jeannet Angela M.
Prezzo € 21,00
Dati 2010, 176 p.
Editore Franco Angeli (collana Letture d’archivio)

http://www.francoangeli.it/il+grande+risveglio%2E+il+movimento+delle+donne+nell++america+profonda

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