Lo dicevano matto
lui voleva andare
non sapeva dove
però voleva andare.

Faceva viaggi veri
poi lo rinchiusero a Castelpulci
i suoi viaggi diventarono
forasacchi immaginari.

Aveva un manoscritto di poesie
quei coglioni alle Giubbe Rosse glielo persero
il Soffici lo aveva infilato tra carte da poco
si ritrovò dopo 60 anni prima di andare a fuoco.

Preso da furore le riscrisse tutte
erano troppo importanti per perdersi
per lui lo erano
belle diceva.

Non erano belle perché lui era matto perché lui non era matto
è che voleva andare
muoversi come stelle budella
qualunque larghezza gli stava stretta.

E le guardava di giorno, tra mare e orizzonte
le vele del ritorno
le acque del porto diventare nere
c’era sempre un altro posto
dove andare.

Perché lui lo sapeva
rimirante di saggezza
che oltre le sirene
ci sono le chimere
creature diafane di rospo vestite.

Perché lui lo sapeva
le stelle non si fermano
un piede dopo l’altro
un catarro smanicato
le stelle ci inseguono.

 

“… E se siete un uomo d’azione la vita ve lo dirà e se siete artista il mare ve lo dirà.”

 Lui è

Dino Campana poeta (1885-1932)

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