Alain-Delon

 

Era ora che la tv generalista facesse un omaggio a Valerio Zurlini, e grazie a chi lo ha voluto. Un tributo a uno dei registi più belli che l’Italia possa vantare e per anni ignorato, messo in difficoltà, avvolto di silenzio. Chi mi conosce sa che è il mio regista preferito italiano, il mio Michael Mann italiano. No, non sono per niente differenti: oltre le facili apparenze, entrambi sono autori di film fatti di solitari, di indipendenti, di anticonformisti, di navigatori di correnti al contrario.
E c’è niente di più pericoloso in questo paese di qualcuno che non si conforma? Ecco spiegato l’arcano.

Anni 60 e 70. Quando tutti facevano e dovevano fare film di protesta, sociali e denuncia – non molto differente da oggi, non a caso io i nostri li chiamo i nuovi 70 – per essere osannato e premiato e invitato dove intellettualmente contava, ecco che lui faceva film intimisti, alteri, che non concedevano niente, personali, una visione “altra”. Qualcuno da tenere alla larga dalle intelligenze schierate tutte in fila, da “mettere fuori”, e caspita se non lo hanno fatto. C’è una discreta lista di gente che poi ha anche servito i suoi mea culpa – postumi –  chiamandoli sbagli. Ma lo sappiamo, il conformismo uccide, basta guardarci.

Quindi approfitto di quest’occasione per dire un grazie e ricordare chi mi ha fatto emozionare e star male coi suoi  film. Lo so, è pensiero comune che si preferisca andare al cinema per non pensare: io preferisco che il pensiero rimanga a sedere accanto a me. E pur credendo che si sarebbe meritato almeno una seconda serata in Rai, so che Fuori Orario è l’unico posto (in)sano della TV che poteva ospitarlo.

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