Il resoconto dell’incontro che si è  svolto a Roma dell’editore Neri Pozza riassume una situazione letteraria attuale ma anche idee per il futuro della letteratura che condivido.

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Qui il link al resoconto: http://is.gd/kSfjFY

Che cos’è la letteratura? Alla vigilia della scadenza dei termini per iscriversi

al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza, Giuseppe Russo, Andrea Cortellessa

e Vincenzo Ostuni si confrontano sul tema della distinzione tra narrativa e letteratura

 

<Che cos’è la letteratura e che cosa è accaduto al mondo editoriale? Si può dire che oggi sia la narrativa letteraria a occupare la scena culturale della nazione? La risposta è no, ed è ancora più evidente se si paragona il panorama attuale con la vitalità e la grandezza della scena culturale italiana del dopoguerra o con altri Paesi in cui la narrativa letteraria ha pieno vigore, come Stati Uniti e Gran Bretagna. Ha pochi dubbi il direttore editoriale di Neri Pozza, Giuseppe Russo, che, nel corso dell’incontro alla Casa delle Letterature di Roma, insieme ad Andrea Cortellessa e Vincenzo Ostuni, ha chiarito il suo pensiero riguardo alla sostanziale differenza, oggi resa drammaticamente minima, tra narrativa e letteratura.

«La narrativa – hasostenuto Russo –  diventa letteratura quando traduce lo spirito del tempo in un pensiero inaspettato. Come fece ad esempio Dostoevskij in Delitto e castigo esponendo per la prima volta l’avvento del nichilismo molto meglio di migliaia di saggi prodotti sull’argomento. Sebald diceva che scrivere è sempre parlare dell’oscuro, di ciò che non è ancora stato visto, e raccomandava agli scrittori di “scrivere dell’oscuro, ma non oscuramente”».

Oggi, secondo Russo, la narrativa italiana tratta essenzialmente di cose che sono sotto gli occhi di tutti. Non si perlustra l’oscuro, per dirla con Sebald. Per questo la scena è dominata dai libri di intrattenimento, e la distinzione tra scrittori letterari e scrittori di consumo, tra narrativa e letteratura sembra pericolosamente azzerata, certamente anche in ragione della situazione di profondo degrado culturale, politico e sociale del paese. Per uscirne, spiega Russo, è necessario che tutte le forze – editoriali, culturali e tutta la nuova critica – si uniscano per riportare al centro dell’attenzione il pensiero e per restituire una nuova aura alla letteratura.

I premi letterari, in questo senso, possono avere un ruolo centrale. «Con il Premio Neri Pozza – prosegue il direttore editoriale – vogliamo dare un’indicazione in questo senso, sul modello dei premi letterari spagnoli, dove sono le case editrici a indire i loro premi, come Planeta o Anagrama». L’obiettivo del Premio Neri Pozza è infatti quello di scoprire nuovi talenti letterari, assegnando un premio di ben 25mila euro, e restituendo dignità a uno dei ruoli fondamentali di una casa editrice, ossia lo scouting editoriale e l’attività di selezione e valutazione da parte degli editori. A poco meno di un mese dalla scadenza fissata per l’iscrizione al Premio (c’è tempo fino al 15 aprile), sono già centinaia i manoscritti inviati. Di questi, una commissione creata ad hoc ne selezionerà dodici entro il 30 giugno che saranno poi giudicati da un comitato di lettura composto da Giorgio Agamben, Luigi Bernabò, Stefano Malatesta, Silvio Perrella, Sandra Patrignani, Giuseppe Russo e Marco Vigevani. Dalla cinquina finale – che sarà presentata il 12 settembre a Milano presso lo Spazio Pal Zileri – verrà poi scelto il vincitore, che sarà premiato il 3 ottobre al Teatro Olimpico di Vicenza.

Sull’argomento della distinzione tra narrativa e letteratura è poi intervento il critico letterario e storico della letteratura Andrea Cortellessa. «Fino all’inizio degli anni Novanta, il marchio editoriale serviva a identificare le poetiche che hanno avuto corso in letteratura nella seconda metà del Novecento. Questo sistema è crollato negli ultimi vent’anni, per delle ragioni che si trovano ben espresse nel pamphlet di Franco Tatò, all’epoca Ad di Mondadori, uscito nel 1994 per Donzelli e intitolato Con scopo di lucro. Qui si sosteneva sostanzialmente che l’editoria vive nel mercato, ha dei numeri commisurabili ad altre forme di impresa e deve obbedire alle regole che il mercato impone». «Una delle conseguenze di questo crollo – aggiunge Cortellessa – è rintracciabile anche nei premi letterari, poiché le case editrici si sono impossessate del meccanismo di selezione dei titoli, e questo ha contribuito alla demonizzazione dei Premi in quanto tali. Un Premio come quello indetto da Neri Pozza va nella giusta direzione, ed è quindi un’iniziativa preziosa perché accende una discussione, interrogandosi su quello che è oggi la letteratura. Oggi è essenziale ricominciare a capire quali sono i parametri con i quali si distingue all’interno della produzione scrittoria tra ciò che ha un valore letterario e ciò che non lo ha. Negli ultimi vent’anni le estetiche e le poetiche si sono contaminate al punto tale che è impossibile determinare un campo letterario all’interno del quale dividersi. Io credo che la letterarietà non sia insita nei testi, ma è quello che ciascuno le attribuisce di volta in volta, a livello sociale, anche attraverso discussioni come questa».

Per Vincenzo Ostuni, editor di Ponte alle Grazie, la perdita dell’aura della letteratura rende oggi impossibile sostenere posizioni sostanzialiste sulla sua essenza. Secondo Ostuni è più consono con il nostro tempo,  fatto di contaminazioni, fusioni e incertezze, un meccanismo che non si ponga come obiettivo la definizione in quanto tale della letteratura. «E tuttavia – spiega Ostuni – credo che sia possibile un giudizio sulla natura della letterarietà», ponendo l’accento sul ruolo fondamentale della critica e sui meccanismi di distinzione socialmente condivisi e autorevoli che stabiliscano cosa valga la pena di leggere e cosa no ai fini di emancipazione dell’intelletto e di crescita civile. Da questo punto di vita, i premi letterari possono svolgere una funzione importante. «Forse – conclude Ostuni, condividendo la posizione già espressa da Cortellessa – l’unico valido strumento di distinzione è quello che mette a confronto vari prodotti letterari; se si sono letti Tolstoj e i grandi classici è senz’altro più facile riconoscere ciò che non è letteratura». >

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