Chiara Micheli

Ascolto rock. Guardo film. Traccio segni. Inseguo visioni. Tengo Londra nel mio garage. Qualche volta dormo. E scrivo. Mi piace la verità, per questo invento storie.

Category: Poesia/Poetry

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Ti avrei potuto baciare
tu che sputavi nel fazzoletto su quella panchina
tu che tossivi e guardavi lo sputo
nel tuo fazzoletto.

Le auto passavano sfondando l’asfalto
e l’aria scaldava di rabbia repressa
e tu sputavi, dimesso su quella panchina,
nei catarri d’una lingua che
s’impara solo da vecchi, o almeno cosi dicono
e ti aveva stupito quanto fosse facile, anche se straniera,
farla tua in una mezza nottata di letto e dottori.

Guardavi il fazzoletto ma lo facevi composto
tossivi e sputavi, io ascoltavo Nick Cave.

Ti guardavo attraverso il finestrino
la tua  giacca finta e il tuo cappelluccio di antica
fattura montevarchina – ne son rimasti pochi, giusto qualcuno
dentro gli armadi d’umido sfatti sui comodini fascisti
a volute.

Ma tu non eri vecchio, eri solo qualcuno
che  sedeva su una panchina e tossiva a quel male
rassegnato
a quel nostro destino che ci vuole in pio  e caloroso distacco
dietro ai finestrini
in perenne visione, spettatori sulle gradinate,
mai sporchi di sputo, figurarsi d’amore.

Per questo lo avrei baciato, lo avrei
carezzato, il tuo fazzoletto
portato alla bocca
se non mi avesse spinto la coda  ingranata
quel costante asfalto di rabbia steso
verso un altro semaforo
e un altro semaforo
un altro semaforo
un altro
unaltro

un’altra panchina
davanti una vetrina gigante
Fiatautosalone dove le auto ora invecchiano
aspettando clienti, lucide baldracche
senza  speranza di clienti se non quelli delle ore tarde
poco denaro e parecchie richieste.

Ho visto te
e il mio asfalto ha smesso di agitarsi
e il semaforo si è spento
perché lì, tu quieto, luccicavi.

C’era, su quella vetrina, l’enorme vetrofania
che ti chiamava,
EVERYDAY MASTERPIECES
e la corsa si è fermata
davanti a tanta bellezza.

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Stazioni

Città della notte
acqua sassi passi negozi di promesse
c’è un Duca bianco che sorride da una copertina
alieno alle urla alle folle alle imposizioni
che nella mano tiene il cuore
e nell’altra i miei pantaloni
di essere umano appena nato in un mondo
che gli altri non gli vogliono dare.

E lo pesa e lo distende
davanti a un Duca che non pretende
né favori né doveri ma dice soltanto
vieni a vedere la festa che comincia
quando cominci a guardarti.
Al mondo che comincia quando finisci di odiarti
e cominci a contare
lo strano e il ribelle che appaiono
come buchi nelle costellazioni
oltre questi giorni di merda e finzioni
(questo mondo che ti hanno dato è fatto di merda, lo conosco bene)
quando invece è una stella lucente,
e quelle che nascono quando le guardi,
la tua vera sorella.

Lascia stare il viaggio.

Lascia stare le scemenze spaziali
c’è vita sulla terra, anche se credi di non vederla
la puoi vendere, è vero, lo puoi fare
o lasciarla andare e crearne una nuova
più strana ancora
lipstick e lustrini prestati ai cani
le nostre esistenze addossate ai muri
impiccati dalle convenzioni
ghiacciati dalle divisioni
eroi smarriti per giorni affilati
inquilini di palazzi diroccati
mostri paurosi come compagni incrinati
di una giostra smisurata
che non si ferma
nemmeno se l’ammazzi.

La nostra via dolorosa.

Ma eccolo l’arrivo, adesso scendiamo tutti.
Adieu, adieu, adieu,
ma non alla vita
che morte vuoi che sia se vivi nella mia
e in quella di milioni di altri che ti tengono le dita
legate a quel velo ombelicale che si chiama libertà infinita
di essere ciò che siamo.

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    A short movie about #David Bowie - ANEW - A film for an exhibition from alcyone on Vimeo. password:  goldmine
    Tags: bowie, david

Mark Strand 1934-2014 Lines for winter/Versi per l’inverno

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VERSI PER L’INVERNO

Dì a te stesso
mentre si fa freddo e il grigio scende dall’aria
che tu continuerai a
camminare, ad ascoltare lo stesso motivo
non importa dove sarai,
dentro la cupola dell’oscurità
o sotto il bianco accecante dello sguardo lunare
in una valle innevata.
Stanotte, mentre si fa freddo
ditti ciò che sai,
che non è altro se non il motivo
che le tue ossa suonano
mentre continui ad andare.
E potrai per una volta distenderti
sotto il piccolo fuoco
delle stelle invernali.
E se succede che non potrai andare avanti
né voltarti indietro
e ti ritrovi
dove sarai alla fine
ditti
in quell’ultimo fluire di freddo nelle tue membra
che ami quello che sei.

§

LINES FOR WINTER

Tell yourself
as it gets cold and gray falls from the air
that you will go on
walking, hearing
the same tune no matter where
you find yourself—
inside the dome of dark
or under the cracking white
of the moon’s gaze in a valley of snow.
Tonight as it gets cold
tell yourself
what you know which is nothing
but the tune your bones play
as you keep going. And you will be able
for once to lie down under the small fire
of winter stars.
And if it happens that you cannot
go on or turn back
and you find yourself
where you will be at the end,
tell yourself
in that final flowing of cold through your limbs
that you love what you are.

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