Anzi ottima, sulla vendita di uno spec script in terra americana. Ma non posso farla pubblica. Damn.

Avventure nel mondo del filmmaking

 Le esperienze di una coppia di registi nell’Italia della crisi che si sono messi in testa di fare il cinema per amore del cinema. Fuori da ogni regola. Anche perché quelli delle regole non li prenderebbero neanche in considerazione. Scritte da uno dei due, la fanciulla, visto che il fanciullo preferisce le macchine da presa alle parole.

 E io comincerò con le prime parole che mi sono state dette quando un po’ di tempo fa ci siamo uniti, Chiara e Piero, per questa avventura. Fare del cinema? E che ci vuole!

Piero ha sogghignato, lui sogghigna spesso, io ho trovato le parole.

La risposta è semplice, così semplice che neanche si immagina: tutto, ci vuole.

Se anche avessi mai avuto dei dubbi. E non ne ho mai avuti, perché nel mondo dei film ci bazzico da quando per la prima volta in televisione ho saltato la cena per vedere qualcosa che non mi ricordo più ma che sapevo essere un film.

Cantanti? Abbastanza. Spettacoli? Insomma. Sceneggiati? Oh, si meglio. Giochi? Vabbè. Calcio? Che noia. Film? Sempre.

Se c’è una costante nella mia vita è stato il cinema insieme a poche altre cose. Ma più che il cinema in sé, le storie, non c’è stupore che sia finita a fare la scrittrice. Nasciamo segnati più che con dei desideri, il mio segno mi ha trovato, non poteva essere altrimenti.

Avevo si e no 6 anni e vedevo la tv. Alcune mie amiche grandi mi portavano al cinema a vedere Disney. Io francamente non me ne ricordo uno. Ma Joseph Losey o Orson Welles me li ricordo benissimo. E non perché fa tanto intellettual chic dirlo, ma proprio perché li amavo, alla follia. Me lo dicono in molti che non sono diligentemente normale, questa è una prova ulteriore.

Dove gli altri piangevano su storie melense di cani e gatti e orfanelli, io mi attaccavo su storie come Rebecca, la prima moglie e Nodo alla gola.

Entro i vent’anni mi sono vista praticamente tutta la cinematografia europea e americana, con incursioni su giapponesi e Asia e fughe in altri parti improbabili del mondo.

Sono come molti figlia della tv, nel senso che i film vecchi li ho visti e continuo a vederli in tv e a me va benissimo così. Tutti parlano della magia della sala buia. È vera, ma talvolta basta la magia di una stanza buia davanti uno schermo da 25 pollici. Non è la grandezza della stanza che fa il cinema, è la grandezza della storia.

Da bambina dicevano, e lo sento dire tuttora, che i film portano lontano dalla realtà, una panacea che solo i film sociali possono combattere. Non ho mai trovato in vita mia qualcosa che mi tenga attaccata alla realtà dei fatti reali come il cinema delle storie, sociali o no non potrebbe importarmene di meno, anzi, meno spudoratamente sociali sono, più essere sociale mi fanno.

Il cinema mi ha dato storie su cui piangere e ridere, stare bene e stare male, imparare, capire, crescere, cambiare, comprendere, incazzare, sposare o rifiutare. Sentirmi parte di qualcosa e sentirmi sola.

Mi ha dato persone in carne e celluloide che non dimenticherò mai, e visioni che sono per sempre dentro di me e che mi hanno esteticamente costruito e influenzato.

Come per la frequentazione dell’arte classica, da cui è difficile poi staccarsi per accostarsi al brutto imperante e volgare, il cinema mi ha dato degli anticorpi di bellezza che applico tutt’oggi alle cose che vivo ogni giorno. Una testa piegata di lato in un lato di schermo a me fa vibrare più corde che un intero concerto sinfonico. Il cinema ha parole che mi riempiono le orecchie anche quando è silenzio, e non saprò mai come poter dire grazie a tutti quelli che lo hanno fatto e continuano a farlo.

Non è vero, invece lo so, e lo so benissimo. Farlo è il modo per ringraziarlo.

Scriverle quelle storie, le mie storie, e poi vederle realizzarsi, in uno dei lavori più strani e particolari che esistono al mondo, fatto da pochi, desiderato da molti, oggetto prezioso, stare nel cinema è il passo che da un po’ di tempo cammina con me, e oggi non so più se preferisco un libro o un film, tanto per me è lo stesso. Non so più se preferisco fare un libro o un film. Tanto per me è lo stesso. La stessa gioia.

fase 1 
 sviluppo
I giorni della sceneggiatura

I giorni isterici della sceneggiatura, li chiamerei.
Quando dall’idea iniziale, sgorbia e strana, si cominciano a vedere i primi barlumi in un simil-soggetto.
e dal simil-soggetto i simil-dialoghi.

E’ interessante attraversare questo guado, capire come si passi a una sceneggiatura, pulitura e limatura del tutto. Confrontare le due cose è essenziale per uno scrittore che desidera fare anche della scrittura per il cinema.
A me hanno sempre ripetuto che i due mezzi sono differenti. È vero.
E non è vero.
Dipende da che parte li guardi. Alla fine rimane una sola verità: una storia che funziona.

Sul sito IBS è ANCORA al 62° posto ma so da fonti molto unufficial che il cd OPERA PRIMA della Top Record  dove c’è un mio carissimo amico, Antonio Aceti, come autore e produttore,  è balzato molto in alto nella classifica di vendita italiana e io ne sono felicissima.  Meritato.

Sono domani in questo spettacolo con un reading tra poesia e scultura. Da Saffo al ’900 di donne poetesse.

Mentre scrivo e cerco di sfuggire il banale che sempre in agguato racconta che va tutto bene, mentre il banale è la forma mortis di ogni creazione, mentre ascolto in sottofondo la musica italiana live su rai3 che fa le cover di trent’anni fa e oltre, come se fossimo a trent’anni fa, niente di cambiato, e mi domando dov’è la musica di oggi, in un concerto  pressoché solo di cover e perloppiù inglesi,

festeggiamo il lavoro, duro e faticoso, non con una cover ma l’originale: autocompiacente, si, ma non banale.

Centratissimo e veritiero, nonché esilarante.

Sappiamo quanto sia importante per un film in uscita un buon manifesto pubblicitario. Deve richiamare l’attenzione, invogliare lo spettatore quando, davanti le dieci locandine di un qualunque multiplex, decide a chi dare i suoi soldi.

Una volta molti produttori creavano prima il manifesto che il film stesso, e all’epoca d’oro del cinema lo vendevano così. Due donne discinte, un uomo villoso, una pistola e PERICOLOSAMENTE SUL TUO CORPO era nato. Casomai dopo, una volta venduto, si cominciava a scriverlo. Bei tempi.

Ma che cosa scriveremmo dai manifesti di questo l’articolo?  

http://cinerepublic.film.tv.it/3-bianco-rosso-e-frescone-for-dummies/11655/

Stasera io e alcuni scrittori ci riuniamo in diretta per vedere una puntata della fiction di RAI1 – Ce lo siamo promesso, non essendo nessuno di noi particolarmente amante delle fiction nostrane.

Ce ne hanno detto un gran bene, vediamo se la storia tiene fede alle aspettative.

Appena finiscono questi pacchi…

I commenti sotto sono liberi e ben accetti per chiunque vuole partecipare e lasciare la sua opinione.

Ehi, c’è una nuovo oggetto utile che hanno inventato e oggi me lo hanno offerto in web. Vedete un po’ voi se vi interessa. La pubblicità è davvero internazionale ma soprattutto moderna, potremmo proporla come pubblicità-progresso. Ecco l’annuncio.

Se siete stanchi di perseguire le tipiche donne istruite, super-femministe e brutte che si vedono ogni giorno, potremmo avere la soluzione per voi, se avete il coraggio di leggere…
Lo sapevate che le donne dell’est Europa sono state allevate a perseguire aggressivamente gli uomini occidentali? Inoltre, lo sapevate che le donne dell’Europa orientale sembrano non invecchiare mai? Grazie ai loro geni parzialmente asiatici, una ragazza avrà un aspetto simile ai suoi ventanni per lungo tempo a venire. Oltre a essere belle e essere fatte per compiacere il loro uomo, sono anche incredibilmente fedeli. Una donna russa non vi lascerà mai e vi assicurerà che ci sia sempre il cibo in tavola. È perché sono cresciute per cucinare, pulire, e semplicemente prendersi cura del loro uomo. Fintanto che le trattate con rispetto, lei vi si attacca nella buona e nella cattiva sorte.
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